Cesso pubblico di una baraccopoli di Nuova Dehli.

Una dolce fragranza di carne putrida mal digerita impregna l’aria. La pozza di escrementi ha il colore del più pregiato cioccolato svizzero, con qualche ciliegia di emorroide qua e là.
La diarrea provocata dal colera conferisce una consistenza cremosa all’accumulo.

Cinque vermi stanno sguazzando nel liquame. Anellidi miserabili che provano gioia a contorcersi nella merda infetta. Esseri ignobili che si pavoneggiano della loro immeritata appartenenza al Regno Animale, come fosse merito loro.
Cinque vermi, dicevo: Medoro, Oreste, Rugrezio, Tiberio, Eurìpila (l’unica donna di questo agglomerato).

“Se solo questa merda potesse riflettere la mia immagine: passerei giornate intere a rimirare i miei anelli nella loro perfetta proporzione. Di’ un po’, non sono forse il più bello?” Medoro volge il capo molliccio verso Eurìpila con un sinuoso movimento degli anelli.
“A cosa ti servirebbe tanta bellezza senza una donna altrettanto bella al tuo fianco che accresca la tua autostima?” Risponde la femmina di verme.
“Una donna che non sa cucinare è utile solo per il buco: questo è quello che ho udito da un umano che passava da queste parti. Tu, Eurìpila, non sai cucinare e non hai la fregna, quindi puoi anche ingozzarti di merda fino a esplodere” Oreste è il più anziano e il più saggio del gruppo, la sua parola è tenuta in altissima considerazione dagli altri vermi.
“Oreste ha ragione; per di più, potrei sbriciolare tutti i vostri anelli con un colpo di coda, se solo volessi” il nerboruto Rugrezio non la manda certo a dire.
“Questo non toglie che io sia il verme più bello della Pozza, infami!” Medoro è visibilmente incollerito. Anzi, visibilmente no, perchè non può né arrossire né assumere un’espressione di disappunto: è un verme.
“Quanto è buona questa emorroide!” esclama tutt’a un tratto Tiberio.

In quel preciso istante, un negro giunge alla Pozza alla guida di un autospurgo. La fossa biologica inizia lentamente a svuotarsi.

“Oh, no!” esclama Eurìpila. “Verremo risucc…” la sua carne molliccia non regge al risucchio, e si lacera. Gli anelli scrocchiano sotto la pressione dell’idrovora.
“La giusta fine per una femmina di verme”: queste sono le ultime parole di Oreste, la cui saggezza non è servita a nulla quando un ramoscello ha trafitto il suo ventre gelatinoso.
“I miei anelli! Così belli! Così proporzionati!”
“Eppure sono così forte…”
“Quanto era buona quella emorroide!”

La Pozza è vuota. Dei vermi neanche i resti.
Ma ecco che dal fondale fangoso fa capolino un altro verme. E’ Polidoro il Furbo! Era rimasto nascosto sotto il fondale, riuscendo a sopravvivere al Cariddi dei liquami.
“Ah ah! Poveri imbeci…” una rondine gli afferra il capo col becco, stritolandolo. I suoi piccoli mangeranno un verme furbo quest’oggi!

earthworms

Racconto by Brutalberto