C’era una volta un  barbone che passava le proprie giornate a vagare per i campi pieni d’immondizia e ruderi nella periferia di una grande città italiana. Per mangiare piazzava trappole per topi e conigli, ogni notte accendeva un fuocherello e riprendeva il cammino all’alba lasciando solo cenere e ossa dietro di se.

il nostro eroe.

il nostro eroe.

Una sera d’Aprile però, dopo una giornata particolarmente faticosa e nulla da mangiare, il barbone si sentì davvero stanco. Così quando l’uomo vide in lontananza una piccola capanna di lamiera a lato di un campo incolto e quasi divorata da un canneto, decise di passarvi la notte. Attraversò il campo inciampando spesso nei cespugli e nelle proprie scarpacce umide, tanto era stanco. Quando arrivò alla catapecchia si buttò a terra come un morto.

“Che schifo” pensò subito “Qui è pieno di fango e insetti, li sento sotto le mani e sulla faccia” Si alzò e vide nella luce del sole morente che entrava nella capanna un pavimento fangoso e marcio, pieno di insetti e di vermiciattoli che si contorcevano nella terra. Puzzava anche di palude.

Di sicuro li non poteva dormire, con tutto quello schifo, pur essendo abituato alla natura più estrema non poteva sopportarlo, gli dava un senso di angoscia e spavento tutta quella strana vita che si contorceva, così aliena ed estranea alla sua natura di barbone. Non gli facevano così schifo come avrebbero fatto a voi, che sareste decollati all’istante verso l’uscita, perché quell’uomo aveva passato anni a stretto contatto con le bestie e la natura primordiale, eppure anche lui sarebbe stato contento di non starci troppo vicino, a quella roba.

E così, bestemmiando forte, uscì nel crepuscolo e, trovato un buon materasso abbandonato sul bordo di una stradina a qualche centinaio di metri di distanza, lo infilò a forza nel capanno, coprendo tutte quelle vivaci creaturine. Si stese sospirando soddisfatto. E, prima di addormentarsi, assaporò la sensazione di aver messo una separazione tra lui e tutto quello che brulicava sotto, gli sembrava quasi di sentirle muoversi, quelle bestioline. Sapeva cosa ci fosse li sotto e in un certo senso non lo spaventava, ma era contento così, in fondo.

A quel barbone pare piacque proprio quella casetta e così trovò modo di metterci su famiglia, infatti trovò una Barbonessa che lo amasse e insieme misero al mondo una piccola Barboncina, che nacque, crebbe e visse sempre in quella catapecchia, su quel materasso sporco ma confortevole. Il barbone si dimenticò di cosa si nascondesse sotto il materasso, e non lo disse alla sua adorata moglie e alla Barboncina.

Purtroppo il Barbone e la Barbonessa morirono presto, pare bruciati per noia da alcuni bravi ragazzi del centro città. E così la Barboncina rimase sola alla capanna

Ma la Barboncina non si perse d’animo. Era diventata una bella ragazza, con tutte le forme al posto giusto e persino tutti i denti, e così iniziò a farsi pagare dagli automobilisti della strada vicina per fare sesso.

Spesso i viaggiatori non volevano spendere soldi in più per una camera, inoltre non volevano farlo dentro le proprie auto, così capitava che la Barboncina se li portasse col favore delle tenebre alla catapecchia, ma era una ragazza brava ed economica, e così gli avventori chiudevano un occhio sulla location.

Il materasso fu duramente provato dallo sforzo, e divenne presto scomodo. La Barboncina si svegliava spesso, qualcosa si muoveva sotto il materasso, ma lei non aveva idea di cosa succedesse, ed aveva tanta paura.

Eppure la ragazza non osava togliere il materasso, decise inconsciamente di non voler scoprire cosa nascondesse sotto.

Ma non poté durare, quando non riuscì a dormire per una notte intera a causa degli strani movimenti sotto il materasso, decise infine di controllare…

Appena ci fu luce tolse il materasso bestemmiando tra i denti per farlo uscire dalla catapecchia.

Quando vide il pavimento brulicare di vermi, blatte e altri insetti immersi nel fango urlò con tutto il fiato che aveva in gola. Quel brulicare così alieno, mostruoso e insospettabile che si nascondeva appena sotto l’oggetto che gli dava più conforto, che aveva l’odore suo e dei suoi poveri genitori, l’ultimo argine alla bestialità.

 

C’è chi dice che la ragazza sia scappata in città e abbia rinnegato ogni aspetto della sua vita da Barboncina,  e che ora tremi ogni volta che vede un insetto correre sul terreno.

Bene, ora interpretate, oh discepoli.

-Diogene Sileno