Ho conosciuto il dolore,
di persona, s’intende,
e lui mi ha conosciuto:
siamo amici da sempre

Io non l’ho mai perduto, lui tanto meno;
che anzi si sente come finito se per un giorno solo
non mi vede, o non mi sente.
Ho conosciuto il dolore e mi è sembrato ridicolo,
quando gli dò di gomito, quando gli dico in faccia:
“Ma a chi vuoi far paura?”

Ho conosciuto il dolore ed era il figlio malato,
la ragazza perduta all’orizzonte, il sogno strozzato
l’indifferenza del mondo alla fame, alla povertà, alla vita
il brigante nell’angolo, nascosto, vigliacco, battuto, tumore
Dio che non c’era e giurava di esserci, ah se giurava, di esserci
e non c’era.

Ho conosciuto il dolore e l’ho preso a colpi di canzoni e parole per farlo tremare, per farlo impallidire,
per farlo tornare nell’angolo, così pieno di botte, così massacrato stordito imballato,
così sputtanato, che al segnale del gong saltò fuori dal ring
e non si fece mai più, mai più vedere.

Poi l’ho fermato in un bar, che neanche lo conosceva la gente;
l’ho fermato per dirgli: “Con me non puoi niente!”.
Ho conosciuto il dolore e ho avuto pietà  di lui,
della sua solitudine, delle sue dita da ragno
di essere condannato al suo mestiere…
condannato al suo dolore.

L’ho guardato negli occhi, che sono voragini e strappi di sogni infranti:
respiri interrotti, ultime stelle di disperati amanti.
“Ti vuoi fermare un momento?” gli ho chiesto “insomma vuoi smetterla di nasconderti? Ti vuoi sedere?”
“Per una volta ascoltami! Ascoltami e non fiatare!”
“Hai fatto di tutto per disarmarmi la vita
e non sai, non puoi sapere che mi passi come un’ombra sottile sfiorente,
appena appena toccante e non hai vie d’uscita perché nel cuore appreso,
in questo attendere anche in un solo attimo, l’emozione di amici che partono,
figli che nascono, sogni che corrono nel mio presente,
io sono vivo e tu, mio dolore, non conti un cazzo di niente.

Ti ho conosciuto dolore in una notte d’inverno,
una di quelle notti che assomigliano a un giorno
ma in mezzo alle stelle invisibili e spente
io sono un uomo, e tu non sei un cazzo di niente.

 

Roberto Vecchioni, “Ho conosciuto il dolore”, tratto da “Io non appartengo più” 2013.

 

-Cucuzela-