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Risposta. Diciamo il cazzo che ci pare.

Category: UomoSigla (page 1 of 2)

In culo a Jeeg Robot

Avete rotto il cazzo con la morale spicciola. Con questa visione manichea del bene e del male, con la morale moscia di chi spara ai lupi e accarezza gli agnelli.Lo chiamavano Jeeg Robot, ennesimo film storpiato da un modo di pensare antiquato, sfigurato da questo clichè dell’eroe, con questo voler addolcire a tutti i costi e trarre un piacere stupido, un film per ragazzine – se non fosse per il sudicio e il grottesco (che all’inizio del film mi han quasi fatto sperare bene).

Per non dire della trama che mi pare più americana che nipponica (oramai mi sembra quasi di vedere gli sceneggiatori che seguono una scaletta): il solito processo evolutivo che porta tizio a diventare un eroe senza macchia; e penso che l’estetica marcia sia stata sfruttata a questo scopo, far emergere l’eroe dallo schifo, dal bassofondo. Magari con anche un intento (al solito) morale, con le varie letture sociali che se ne possono fare (per dirne una: “anche se nasci fra delinquenti non devi diventarlo per forza”).

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Oramai narrativa al cinema (da quel che ho visto) è diventata sinonimo di moralismo, bacchettoneria; a parte poca roba.

Come va interpretato il ruolo dell’oriente in questa video-storiella? Semplicemente come bottoncino cesellato, come gualdrappa colorata, come ninnolo. Infatti è un aspetto puramente tamarro, l’incontro (buono o no che sia) fra Italia e pseudo-subcultura-pop-nipponica-laterale non è protagonista di questo Lo chiamavano Jeeg Robot, la questione non viene affrontata, né ritratta a dovere, viene sfruttata come elemento estetico (senza il giusto approfondimento) e forse di marketing, dato che guarda il caso: è stato vergato nelle locandine (ed è più attestante questa mia affermazione, sulla questione neo-culturale, che tutto il film Lo chiamavano Jeeg Robot).

-UomoSigla-

Appendice alla Coscienza di Morte: L-F. Céline

E niente, me la sbrigo in fretta. Non preoccupatevi amici della lettura involuta, della “regresi” da facebook, della cultura  anche-no, della grammatica elastica, del blocco maiuscole; non preoccupatevi che mi spiccio.

Leggendo “Viaggio al termine della notte” ho trovato certi parallelismi fra quel che l’amico Diogene diceva nel suo “articolo” sulla Coscienza di morte. Ed essendo L-F. Céline  un tantino più abile nella parola del nostro Diogene – questione anche di duro lavoro, il nostro Diogene è giovine come anche io sono giovine, ci sarà tempo per diventare maestri parolieri – ho deciso di fare questo breve articoletto per aggiungere valore al concetto di Coscienza di morte (che sicuramente è proprietà di qualcun altro e non del Diogene – il nostro, si intende).

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3 tecniche per scrivere un libro in un’ora.

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Il perfume della carta

Volevo scrivere un capolavoro, ma subito mi sono accorto che fra lavoro e famiglia non ne avevo proprio il tempo, inoltre non volevo scrivere un racconto breve o qualcosa inferiore alle 300 paginette, perché si sa che i libricini del genere sono mediocri e infatti non vendono quanto le saghe interminabili.

Come il ciclo del mondo emerso, il ciclo dell’eredità, il ciclo mestruale, la saga di Hunger Games o i meravigliosi libri della Rowling. E infatti come testimonia il grande successo editoriale queste opere sono a tutti gli effetti capolavori, e mai un opera corta ha raggiunto un successo simile.

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Blog caduti

Bacchino malato

Ho questo potere, io, il potere di incazzarmi, di disprezzare, di sputare. Ovviamente ammantato da pseudonimo, in una stanza buia dove i miei occhi sono feriti dalla luce asettica dello schermo. Il volto deformato in un ghigno trionfante e impune. E godo nell’illudermi che a qualcuno roda questo, madonna, quanto godo, mi ci masturberei quasi…

Quando vedo un blog chiuso, o silenzioso da troppo tempo non sono triste, sono incazzato: con la moltitudine imbecille, con tutti i fruitori di internet, e in generale con i fruitori della vita, che vendono la propria intimità su Facebook (salvo poi pubblicare post dove, porco dio, intimano a Zuckerberg di non usare i dati personali…), che bruciano il loro tempo sulla parte malsana di Youtube (fra gameplay, vlog del cazzo, video musicali – affondando le labbra in beveraggi di sborra), che si consumano il tessuto nervoso a furia di commentare come nautiloidi mal riusciti e fetali.

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Parliamo tutti insieme dei libri per far amicizia!

Bruegel

Il titolo l’ho abbreviato, sarebbe dovuto essere: “Parliamo tutti insieme dei libri per fare amicizia e sbrodolarci di inutili chiacchiere per dimenticare lo schifo della vita!”

Perché questo è il punto.

Non riesco a credere – anzi lo credo – che attorno alla letteratura si ammassino figure barbonistiche e sporche. Quel genere di creature che ti chiedi perché non si trovino a spazzare camini, i polmoni anneriti e i bronchi sanguinanti; a razzare nelle miniere, le ossa deformi e le narici impastate di muco e polveri, eccetera, o a mendicare per le strade, seccati dal primo gelone, sì, ora basta eccetera, eccetera, un altro ancora? No, no, eccetera…

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Harlan Ellison, 45 racconti

Sono venuto a conoscenza dell’effettiva esistenza di Harlan in un momento complicato e onirico. Era appena trascorsa una serata particolarmente brilla, e avevo mal di testa ed ero impossibilitato a movimenti troppo impegnativi. Era mattina ed ero steso sul divano, non mio, e infagottato in uno scaldotto, non mio, colle finestre spalancate, ma come vi ricordo ero impossibilitato, molto impossibilitato, faceva freddo, ma in quanto larva da divano ero in grado di tirare avanti per molto, senza una lamentela, senza un fiato.

Non so bene, in quel fagotto di puzza e sudore stavo a pasticciare col cellulare, su wikiquote. Bene, ed ero capitato nella pagina di wikiquote inerente al “dolore“. Così, per farmi due risate sugli scrittoretti idioti che dicono le loro stronzatine, sul loro cuoricino battente e sudicio. Robetta, poi, se si trova su wikiquote e quasi sempre robaccia, un servizio così conosciuto come wikiquote non può ospitare cose serie, cose di un qualsiasi valore artistico. Mettetevi il cuore in pace.

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Regressione del lettore

Caravaggio

La figura del recensore è sfondata, usurata, sporca di piscio come i sacconi neri dell’umido. Sono tutti recensori con l’avvento di internet, col diritto di parola, diritto di parola! E grazie al cazzo, finché nessuno ha da ridire perché troppo occupato a sfornare la propria personale merda e a banchettarci. Prendiamo un recensore a caso, su una piattaforma a caso: qui. Preso proprio a caso eh, m’è scappato fuori fra i suggeriti. Ne ho anche altri, valanghe di questa gentaglia. Me li tengo per le prossime lamentele, attenti a voi.

Evidentemente non posso pretendere che smettano di fare bocche ai diavoloni e che si spannino gli occhi dalla sborra per andare a dare un’occhiata, giusto una, alla definizione di recensione, anche su wikipedia  eh, mica dovete andare a consultare chissà quale tomo rilegato in corteccia e catarro. Così come si usava una volta.

E invece pare, mi si dice, che oggi per essere recensori basta avere un canale youtube, una vita patetica, conoscere quei vocaboli inglesi che vanno tanto di moda fra le booktuber, come book haul, wrap up, unboxing, giveaway… queste parole che potremmo tradurre con (scegli la risposta corretta): da piccola mia sorella m’ha spinto giù dalle scale/ho bevuto un altro bicchierone di candeggina/gli immigrati mi hanno presa a mazzate in testa coi loro codoni negri/ho respirato il fumo di marmitta della mia auto/mia mamma ha stretto la passera attorno alla mia testolina quando mi stava partorendo.

-UomoSigla-

Lupo Lucio, un uomo divorato dal suo stesso personaggio

Temo che abbiano fatto qualcosa a Lupo Lucio, lavaggio del cervello, torture insane, per ridurlo a questo stadio. Lui è l’emblema della libertà prostituita, la società l’ha preso, l’ha manipolato, impastato… e fra sangue, lacrime, moccio, bile e budella ne è uscito così. Un giullare per bambini margusoni, futuri friggi patate, indegni di rappresentare la nuova razza umana. Uccidete i bambini, fateci morire in pace, vecchi, lenti e rincoglioniti. Odio i bambini, sì. E odio chi se ne esce con “eh ma anche tu sei stato bambino”, porcoddio t’ammazzo…

Amen.

Il bosco piange, non quel grumo di alberi di feltro che è il fantabosco, dove il Lucio è stato intrappolato fra il poliestere e i fiumi tossici, no, il bosco vero, la foresta. Il bosco vuole vendetta, vuole fra le mani gli esseri che hanno rapito una tale creatura, mitica, folkloristica, pre-abramitica, per vestirla di stoffa malcucita e affiancarla a quella puttanella di strada miagolante. Il bosco sta affilando i rami, mutila i suoi stessi arti per tramutarli in lance, per cavare gli occhi, infilzare i polmoni, attorcigliare le budella. Il bosco s’è incazzato.

-UomoSigla-

Perché detesti l’onestà?

Riporto qui la conversazione su whatsapp fra me (UomoSigla) e Diogene Sileno, ché siamo tipi tecnologici, noi. Riportiamo la discussione perché siamo narcisisti ed egocentrici e megalomani.

Onestà1

Onestà2

Onestà3

Onestà4

Che bravè che siamo.

UomoSigla feat. Diogene Sileno

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