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Risposta. Diciamo il cazzo che ci pare.

Category: Diogene Sileno (page 1 of 2)

Intorno a Jeeg Robot

Quando vedo una periferia, con palazzoni, cartacce per strada, cassonetti stracolmi e tutto il resto, penso ad Akira.

Quando arrivo in un paesello dal nome strambo non posso fare a meno di pensare ai vari giochi Pokemon.

Quando faccio pesi o palestra, rivedo gli allenamenti nella stanza dello Spirito e del Tempo, ma anche quelli alla Kame House.

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Sembra il discorso di un giappominkia frustrato, di quelli che si trovano sulle varie pagine facebook tipo “Anime Giappo”, quelli che hanno perso per strada tutta la tradizione della terra che li ha partoriti per blaterare quattro parole di giapponese, e storpiare i concetti e le idee di una cultura immensa e aliena come quella orientale, che mai capiranno.

Degli esseri persi a metà strada, insomma, degli aborti autoabortiti.

 

Io, infatti, nutro in parallelo a questi echi un vero e proprio culto della cultura italiana.

Dante è il sacerdote di una divinità che è tuttavia un immaginario, quell’immaginario che ci permea e ci forma, che noi imitiamo. Ma ormai credo che queste mie convinzioni siano sul punto di subire una trasformazione, un level up.

 

Perché ora anche i giappominchia sono interessanti, per me. Ciò che rappresentano non si può ignorare. La cultura altrui, il sentire altrui, di altri mondi, penetra attraverso le intercapedini, le crepe dell’Italia.

Per me, sentire qualcuno parlare di videogiochi giapponesi o anime in romanesco o napoletano è qualcosa di assurdo, davvero sconvolgente.

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Non è che Dante non ci parli più, perché noi siamo nati tra le righe del suo poema. Ma forse occorre ascoltare anche altre voci, che silenziosamente si sono infiltrate nelle nostre vite e ci hanno cambiato. Hanno cambiato l’Italia attraverso le periferie, importate in Ps1, cartucce per Game Boy e videocassette. E hanno portato con se i vagiti di un mondo completamente nuovo.

Di quanto tutto questo sia importante me ne rendo conto solo ora, dopo aver visto questo film.

https://www.youtube.com/watch?v=v79E-DiYxPs&index=12&list=PL50AAD8692FEB1043

 

-Diogene Sileno

Posso, quindi sono ancora.

L’essere umano è un fascio di possibilità, un rogo di potenza che può incendiare l’universo o rinchiudere se stesso fino a diventare uno squallido braciere soffocato dalla cenere.

Può vederne soltanto pochi, però, dei sentieri che si stendono davanti ai suoi piedi. Sebbene siano tutti presenti, li davanti a lui. E, anche se non ne è conscio, la sua azione può avere ruoli rivoluzionari. Ma il dispiegamento della propria possibilità rimane rischioso e difficile.

La morte è semplicemente il momento in cui le possibilità scendono a zero, lo stato in cui più nulla è possibile. Lo zero assoluto.

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Per questo l’uomo che si suicida compie l’azione più aberrante tra quelle a lui concesse, annienta la possibilità che altro possa accadere, uccide il cambiamento. La seconda azione più squallida è chiaramente la limitazione delle possibilità altrui, e quindi l’omicidio.

Da sempre l’uomo costruisce gran parte della propria letteratura proprio sull’apparente paradossalità della morte e sull’impossibilità del rapporto con qualcosa che non ha più possibilità di essere, ma che fu.

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Milioni di invocazioni ai morti, di pianti sulle tombe, di canti elevati a ciò che non può tornare mai più.

Credo che chi si suicida non cerchi in realtà questo, l’annullamento, ma semplicemente un cambiamento, qualcos’altro, e non vedendo più nessun sentiero davanti ai propri piedi, scoprendosi assolutamente impotente al mondo, cerca l’ultimo possibile cambiamento. Chiaramente sono soltanto speculazioni, queste, non sono  un medico o uno psicologo.

-Diogene Sileno

La Parabola del Barbone e del Materasso

C’era una volta un  barbone che passava le proprie giornate a vagare per i campi pieni d’immondizia e ruderi nella periferia di una grande città italiana. Per mangiare piazzava trappole per topi e conigli, ogni notte accendeva un fuocherello e riprendeva il cammino all’alba lasciando solo cenere e ossa dietro di se.

il nostro eroe.

il nostro eroe.

Una sera d’Aprile però, dopo una giornata particolarmente faticosa e nulla da mangiare, il barbone si sentì davvero stanco. Così quando l’uomo vide in lontananza una piccola capanna di lamiera a lato di un campo incolto e quasi divorata da un canneto, decise di passarvi la notte. Attraversò il campo inciampando spesso nei cespugli e nelle proprie scarpacce umide, tanto era stanco. Quando arrivò alla catapecchia si buttò a terra come un morto. Continue reading

3 tecniche per scrivere un libro in un’ora.

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Il perfume della carta

Volevo scrivere un capolavoro, ma subito mi sono accorto che fra lavoro e famiglia non ne avevo proprio il tempo, inoltre non volevo scrivere un racconto breve o qualcosa inferiore alle 300 paginette, perché si sa che i libricini del genere sono mediocri e infatti non vendono quanto le saghe interminabili.

Come il ciclo del mondo emerso, il ciclo dell’eredità, il ciclo mestruale, la saga di Hunger Games o i meravigliosi libri della Rowling. E infatti come testimonia il grande successo editoriale queste opere sono a tutti gli effetti capolavori, e mai un opera corta ha raggiunto un successo simile.

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Cala la Notte.

Porco Dio!

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A volte il maledetto mondo non ci ascolta proprio, non fa le cose come vogliamo.

A me accade spesso, sono come un neonato che crede che il mondo lo stia ad ascoltare se urla più forte, se sente i crampi allo stomaco è colpa di chi non lo ha nutrito abbastanza.

Si lo so, faccio la vittima, sono uno schiavo, se fossi nato un millennio fa sarei il primo stregone del mondo, aprirei lo stomaco a tutti e alzerei le budella al sole affinché mi ascolti, quel porco. Quanto lo odierei e amerei al tempo stesso…

Anche adesso, se vedessi una stella cadere non esprimerei un desiderio? Non sono molto diverso da una strega di villaggio.

E’ la disperazione che mi fa fare strani saltelli nel sogno, copre il mondo di nebbia e rende tutto possibile, lo scetticismo diventa una bestia enorme. Nulla è più certo, tutto è possibile.

Le pianure assolate e piene di campi regolari diventano monti boscosi dove si aggirano creature che cambiano forma in ogni istante, divenire puro.

Ora che ci penso è strano, non è l’ordine, il controllo e la prevedibilità che cerco?

Mi sento impotente e vedo troppo chiaro il fallimento, troppo forte lo sento il dolore. Ho bisogno di nebbie in cui si celino possibilità inaspettate e il potere che mi è negato.

E dove la cerca il debole la vittoria se non nella notte senza stelle ,dove può celare la propria inettitudine ai nemici e magari sperare di vincerli? Quando vediamo chiara la sconfitta lanciamo gli ultimi dadi che ci sono rimasti e facciamo una preghiera, rifugio del ladro nella notte.

 

Dio si potrebbe chiamare, il potere occulto dei ladri e dei malriusciti per eccellenza.

Ma la dignità è ancora un briciolo e taccio.

-Diogene Sileno

 

 

E si torna a parlare di Morte.

Eh si, da qualche giorno la gente è tornata a starnazzare di guerra, a farsi le seghe sui video dei terroristi uccisi dai russi e altre schifezze.

I capi di stato e gli stati stessi li odio da molto tempo. Mi chiedo come le persone possano accettare di mettere tutta la propria individualità nelle mani di altri, veri e propri direttori di aziende che chiamiamo per comodità nazioni.

Viviamo in tempi in cui poche personalità sembrano tornate a rivendicare poteri enormi ,e ce le fanno vedere ai telegiornali come se fosse una telenovela.

Guardiamo quei titani dei nostri tempi scannarsi tra loro sapendo che hanno in mano tutte le nostre vite, senza neanche aver mai sentito il nostro nome. La guerra degli dei. Perché quando un eroe ammazza Dio e  libera tutti, gli imbecilli non perdono tempo e se ne fabbricano mille altri.

E allora viene anche la tentazione di pregarli, questi dei, perché non possiamo più toccarli e ormai trascendono. Non possiamo farci nulla, aspettiamo solo che suoni l’ora.

Lo stesso vale per i politici minori, nostrani, non soltanto per i “Grandi”. Anche Gasparri, per dire, prende decisioni sulle nostre vite con il “nostro” permesso, anche lui è un dio dei nostri tempi.

Lo so bene perché la gente preferisce delegare il potere anziché assumerlo, ma così si arriva a queste situazioni paradossali. C’è qualcosa di profondamente sbagliato nella nostra specie? Chissà…

Coff Coff

Coff Coff

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Che schifo la città…

Per necessità della vita, negli ultimi tempi mi sono trovato mio malgrado a frequentare una città, Bologna.

Io non ce l’ho con Bologna in particolare, lei poverina fa quel che può, ma con l’idea stessa di città, che personalmente non riesco a capire.

Io vengo da un’infanzia e un’adolescenza vissuta in provincia, in paesi separati da campagne, boschi e poco distante dal mare. Forse questo mio osservare la realtà cittadina “da fuori” mi fa accorgere di dettagli che chi è cresciuto tra muri, strade, auto e folla non può cogliere.

Magari fosse così...

Magari fosse così…

Innanzi tutto, la prima impressione. Scendo dal treno e mi trovo in un marasma di gente che sa dove andare e cosa fare, che viaggia in branco secondo linee prestabilite e precise e non può far altro che camminare. Che succede al mio ego, al mio Io? Viene irrimediabilmente minacciato, sento i colpi degli edifici, delle strade, come se tentassero di demolirmi e dominarmi.

Voi direte, ma devi avere proprio una volontà debole per farti condizionare così tanto. Io rispondo, succede sicuramente anche a voi, ma grazie a Dio non ve ne rendete conto perché siete gretti come sassi.

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Perché detesti l’onestà?

Riporto qui la conversazione su whatsapp fra me (UomoSigla) e Diogene Sileno, ché siamo tipi tecnologici, noi. Riportiamo la discussione perché siamo narcisisti ed egocentrici e megalomani.

Onestà1

Onestà2

Onestà3

Onestà4

Che bravè che siamo.

UomoSigla feat. Diogene Sileno

Canto D’Amore Morte

Nudo

Il mondo mi ha insegnato

che ogni corpo e vita

non è che pulsione cristallizzata in carne, nervi ed ossa in corsa

attraverso tempo e spazio, ferita e plasmata

da venti di bufera, piogge d’acido, piaceri e fami

d’altre carni ed altre ossa

incantata da maschere, illusioni e sogni

e che osserva se stessa morire

in una sola occhiata al mondo.

Questo è la candida fanciulla che ami

Sotto quella dolce morbida bocca da baciare,

Sotto quegli occhi che farebbero emozionare una legione infernale

e sotto i seni soffici, profumati e caldi su cui poggi il capo

si nasconde un nucleo brillante di caos pulsante, che la spinge ad aprire gli occhi

l’amore che vi lega, ve lo dona quell’atomo di meravigliosa malvagità,

che unisce la tua creatura amata con un’invisibile catena al bel capo

ai mostri abissali e ai più fetidi insetti

Dietro al tuo rabbrividire al suo profumo

Vi è la mano della più antica follia

Di un gioco e di uno scherzo che non ha inizio, né fine

Lo scherzo che è la vita.

 

 

-Diogene Sileno

Pensieri delle 3 di notte: Coscienza di Morte

Quando penso ad un’immagine che possa rappresentare al meglio la vita di ogni essere umano, quella che trovo più simile in tutto è un fuoco artificiale su un cielo che sia il più oscuro possibile.

memento mori

Dall’oscurità più nera e imperscrutabile nasce autonomamente una luce che illumina tutto, e dopo aver dato sfogo a tutta la sua potenza, la fiammata muore, inghiottita dalle tenebre, ed è come se nulla fosse accaduto.

Tempo fa non era così, non avevo idea di come rappresentare la vita, questo perché non avevo assaggiato la morte.

Si è umani terribilmente pericolosi senza la Coscienza di morte, si può pensare al suicidio con facilità, si può sacrificare la propria esistenza, sottomettersi e genuflettersi.  Non c’è nulla di più ingenuo e manovrabile di una persona che non sa la morte.

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