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TesteDiCaos

Risposta. Diciamo il cazzo che ci pare.

Category: Brutalberto

IL DONO PIÙ PREZIOSO P.2

Ci eravamo lasciati con i video incestuosi di Riley Reed. Che bello. Spero che abbiate già iniziato a mettere a frutto la mia guida.

Prima di proseguire, voglio suggerirvi di esercitare entrambe le mani. Oltre ad annullare la sproporzione tra gli avambracci, scoprirete che la smanettata col mancino provoca sensazioni completamente diverse. Questo a causa della curvatura del pene e della differente coordinazione delle due mani.

Riprendiamo più rapidi della fuga di Uomosigla di fronte al sapone

Al Decimo posto: Krystal Boyd.

Fascino dell’Est. Lineamenti sottili, corpo longilineo. Bellissima. Dedita a ogni guisa di fornicazione, ha un partner fisso che la fa felice a colpi di minchia in tutti i suoi video. Consigliata per: i monogami. Quei sottosviluppati che credono ancora nella monogamia. Quei malati.

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IL DONO PIÙ PREZIOSO

Oggi mi sento generoso. Porca troia, oggi mi sento generoso. Voglio fare un regalo al mondo. Un regalo talmente prezioso, che niente vi sembrerà mai più abbastanza equiparato a quello che sto per donarvi. Niente.

Qual è il momento imprescindibile, il culmine, l’apoteosi della vita dell’uomo? Farsi una famiglia, guadagnare bene, diventare famoso. Bazzecole. Roba marginale. La vera realizzazione dell’uomo é la masturbazione. La sega. Il 5 contro 1. Il passatempo che ci accompagna dagli 11 anni fino alla vecchiaia, che ci fa dimenticare quanto sia inutile e triste la vita. Persino Leopardi era felice quando si menava il birillo. E credetemi, lo faceva spesso. Si dice che il canto Alla sua donna fosse in realtà dedicato alla sua mano destra.

BANDOALLECIANCE.

Ho pensato: “Se la masturbazione è la massima espressione dell’uomo, qual è il dono più grande che si potrebbe fare all’umanità?”

Sicuramente non vi farò una sega.

Ho deciso di fornirvi la mia privatissima atque personalissima lista delle 20 pornostar più meritevoli!!!

Premessa: siccome al cazzo duro non si comanda, ovvero: la scelta del materiale su cui segarsi è più che mai intuitiva e soggettiva, ho ragione, basta. Oltretutto, non potete non andare a colpo sicuro, se a guidarvi c’è un maestro della sviolinata all’uccello come me.

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SE IL ROMANZO “I PROMESSI SPOSI” FOSSE STATO SCRITTO DA UNA PERSONA REALISTICA

“Oh, Divina Provvidenza che non togli mai nulla se non per restituirlo moltiplicato! Ho fiducia in te! Il Signore non mi darebbe mai un dolore così grande se non in vista di un bene ancora più grande! Vergine Maria, confido nella tua grazia!”

E così la pia e casta Lucia Mondella rimane fottuta. Letteralmente. I bravi la rapiscono e Don Rodrigo se la sbatte a puntino prima di sbatterla in una stanza del suo palazzotto a lavorare al filatoio.
L’Innominato, udito di questo prepotente signorotto che ha rapito e violentato una fanciulla innocente, si reca celere a fargli visita: Lucia, vedutolo, lo implora, in lacrime: “Il Signore perdona tante cose per un’opera di bene!”.
Queste sarebbero le parole che nella testaccia cattolica di Manzoni avrebbero dovuto convertire il famigerato Conte del Sagrato, verosimilmente uno degli uomini più potenti e crudeli del suo tempo.
Ma le cose vanno diversamente. Il simpaticone le assesta un sonoro schiaffo a cinque dita sulla guancia vellutata, solcata da rigagnoli di lacrime. “Zitta puttana!”. Si cala le braghe con un ghigno. Ecco che la povera Lucia viene farcita nuovamente, opponendo una debole e vana resistenza. TOC TOC. Il rumore dei testicoli che sbattono contro le sue natiche ignude.

Per quanto possa essere scosso il lettore giunto a questo punto, può ora tranquillizzarsi: il campagnolo Renzo e il finto buonista Fra’ Cristoforo interverranno a difendere la promessa sposina! Il bene trionferà!

E invece no, perchè Renzo e Lodovico (nome borghese di Fra’ Cristoforo) sono due cani allo sbaraglio, e, senza avere nemmeno il tempo di arrivare davanti al portone del palazzo, si beccano una piacevolissima scarica di piombo nella cassa toracica che li lascia freddi, morti, a terra. Eh sì, i bravi sono più di voi e sono armati.

Beh, a questo punto, la storia si può anche concludere. Renzo è morto e Lucia è diventata la giumenta personale di Don Rodrigo. Solo che le giumente non filano la lana.

Spero che questo articolo vi abbia peggiorato la vita

Brutalberto

FATE BASTA

Volevo informare i miei amici Diogene Sileno e Uomosigla che hanno rotto il cazzo con gli articoli in cui linkano video di Youtube. Facciano basta. Il mondo non ne può più.

Brutalberto

SIETE VERMI

Cesso pubblico di una baraccopoli di Nuova Dehli.

Una dolce fragranza di carne putrida mal digerita impregna l’aria. La pozza di escrementi ha il colore del più pregiato cioccolato svizzero, con qualche ciliegia di emorroide qua e là.
La diarrea provocata dal colera conferisce una consistenza cremosa all’accumulo.

Cinque vermi stanno sguazzando nel liquame. Anellidi miserabili che provano gioia a contorcersi nella merda infetta. Esseri ignobili che si pavoneggiano della loro immeritata appartenenza al Regno Animale, come fosse merito loro.
Cinque vermi, dicevo: Medoro, Oreste, Rugrezio, Tiberio, Eurìpila (l’unica donna di questo agglomerato).

“Se solo questa merda potesse riflettere la mia immagine: passerei giornate intere a rimirare i miei anelli nella loro perfetta proporzione. Di’ un po’, non sono forse il più bello?” Medoro volge il capo molliccio verso Eurìpila con un sinuoso movimento degli anelli.
“A cosa ti servirebbe tanta bellezza senza una donna altrettanto bella al tuo fianco che accresca la tua autostima?” Risponde la femmina di verme.
“Una donna che non sa cucinare è utile solo per il buco: questo è quello che ho udito da un umano che passava da queste parti. Tu, Eurìpila, non sai cucinare e non hai la fregna, quindi puoi anche ingozzarti di merda fino a esplodere” Oreste è il più anziano e il più saggio del gruppo, la sua parola è tenuta in altissima considerazione dagli altri vermi.
“Oreste ha ragione; per di più, potrei sbriciolare tutti i vostri anelli con un colpo di coda, se solo volessi” il nerboruto Rugrezio non la manda certo a dire.
“Questo non toglie che io sia il verme più bello della Pozza, infami!” Medoro è visibilmente incollerito. Anzi, visibilmente no, perchè non può né arrossire né assumere un’espressione di disappunto: è un verme.
“Quanto è buona questa emorroide!” esclama tutt’a un tratto Tiberio.

In quel preciso istante, un negro giunge alla Pozza alla guida di un autospurgo. La fossa biologica inizia lentamente a svuotarsi.

“Oh, no!” esclama Eurìpila. “Verremo risucc…” la sua carne molliccia non regge al risucchio, e si lacera. Gli anelli scrocchiano sotto la pressione dell’idrovora.
“La giusta fine per una femmina di verme”: queste sono le ultime parole di Oreste, la cui saggezza non è servita a nulla quando un ramoscello ha trafitto il suo ventre gelatinoso.
“I miei anelli! Così belli! Così proporzionati!”
“Eppure sono così forte…”
“Quanto era buona quella emorroide!”

La Pozza è vuota. Dei vermi neanche i resti.
Ma ecco che dal fondale fangoso fa capolino un altro verme. E’ Polidoro il Furbo! Era rimasto nascosto sotto il fondale, riuscendo a sopravvivere al Cariddi dei liquami.
“Ah ah! Poveri imbeci…” una rondine gli afferra il capo col becco, stritolandolo. I suoi piccoli mangeranno un verme furbo quest’oggi!

earthworms

Racconto by Brutalberto

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