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Il perfume della carta

Volevo scrivere un capolavoro, ma subito mi sono accorto che fra lavoro e famiglia non ne avevo proprio il tempo, inoltre non volevo scrivere un racconto breve o qualcosa inferiore alle 300 paginette, perché si sa che i libricini del genere sono mediocri e infatti non vendono quanto le saghe interminabili.

Come il ciclo del mondo emerso, il ciclo dell’eredità, il ciclo mestruale, la saga di Hunger Games o i meravigliosi libri della Rowling. E infatti come testimonia il grande successo editoriale queste opere sono a tutti gli effetti capolavori, e mai un opera corta ha raggiunto un successo simile.

Per fare un altro esempio, si è visto come il genere più breve di un Lovecraft, di un Poe o di un Kafka abbia fruttato poco agli autori, che sono morti poveri, malati, sconosciuti e in andropausa – cosa che non capita se sei un autore di vera letteratura come la Troisi o la Meyer.

Alla luce di questa analisi approfondita ho capito che per sfornare un capolavoro avrei dovuto in ogni caso raggiungere una dimensione dignitosa come lo è un 600 pagine. Questo solo per il primo libro. Perché per diventare bravi scrittori non si deve mica soffrire, perdere troppo tempo ingobbiti sul foglio, o magari autopubblicarsi come fanno questi scrittoretti indecenti dell’epoca moderna. Credo invece che sia legittimo desiderare sia di scrivere un libro perfetto sia non perderci la vista o la drittezza della colonna vertebrale [come quel tale Leopardi, sempre chino sui libri (brutti) al lume di candela].

Ho individuato ben tre metodi per scrivere un grandioso libro in circa un’ora, sebbene i tempi possono variare in base alla persona, futuro grande scrittore. Se anche tu vuoi finire nelle migliori antologie letterarie delle medie, scegli il metodo che più s’addice al tuo talento. Perché TUTTI dovrebbero avere la possibilità di scrivere un capolavoro, e badate: il duro lavoro non serve a nulla, se hai il talento e una buona tecnica (che avrai tra pochi istanti) puoi scrivere allo stesso livello di Marcello Fois o Baricco, grandi nomi della letteratura italiana, conosciuti in tutto il cosmo. Ma bando alle ciance e cominciamo a lavorare alla tua tecnica personalizzata e rapida.

Non voglio questo…

 

PRIMO METODO

Ingredienti: penna(6 gr), foglio(1 gr), quadernone ad anelli(quanto basta), gatto(dipende quanto gli dai da mangiare), moglie(secondo i gusti – io personalmente mi piacciono con le tettone di circa un chilo e mezzo ciascuna, ma va bene anche meno non è indispensabile) e un tostapane.

… mancante …

“Come, scusa?”

SECONDO METODO

Se avete apprezzato il primo metodo e l’avete compreso non preoccupatevi perché il secondo metodo si basa sul primo, e ne riprende svariate parti, assicuratevi di aver letto attentamente il primo altrimenti non capirete bene.

Allora: blablabla…

“Bla…”

TERZO METODO

Ingredienti: bianchetto, libro famoso, penna nera, busto di Costanza Bonarelli.

Per prima cancellate col bianchetto il nome dell’autore del libro famoso, poi con la penna nera scrivete il vostro nome al posto di quello dell’autore originale – non preoccupatevi non è plagio, è citazionismo, lo fa anche Tarantino nel campo cinematografico – infine, so che vi state chiedendo cosa farne del busto, beh, ficcatevi il pene in un anfratto – apritene uno voi con scalpello se non è presente e…

“Oh, no…”

“Apro la porta con un calcio, barcollo dentro con il busto stretto fra le braccia indolenzite. Lo poso sul tavolino davanti al divano e corro a chiudere la porta, un ghigno in faccia, il membro che mi spinge contro i jeans. Veniamo a noi, Bonarelli! Una musa, la mia musa. La raggiungo a gambe larghe balzando da un piede all’altro come un pinguino, un pinguino scrittore, no? Lei se ne sta ferma, in marmo bianco, la bocca semi aperta, ne è valsa la pena aver derubato il museo… mi beccheranno, hanno i video di sorveglianza, lo so, sono il custode, lo so, ma non mi importa… una sola serata con te, Costanza, mi ripagherà, diventerò famoso. Slaccio la patta, le dita inciampano, non m’importa, tiro giù la zip con forza, quasi la rompo. Tiro giù le mutande dall’elastico con il pollice, il mio pene si proietta fuori, sì, ahhh. Mi avvicino scodinzolando. Qua e là, di qua e di là… bene, bene. La cappella è coperta dal prepuzio e la appoggio sul volto di Costanza, un brivido di freddo mi risale il membro fino all’inguine. Prendo a sbattere il pene furiosamente, toc, toc, come un picchio, lo sbatto, mi fa male ma non mi interessa, ti spacco la faccia Costanza, giuro su dio…

Un momento! Perché accontentarmi della Costanza, quando… al museo… c’era il busto del Manzoni? Scappo fuori, i pantaloni ancora abbassati. Ancora pinguino scrittore.”

16639-09_MANZONI

“Oh, no…”

Ok, basta. Siamo tornati in noi. Basta dire stronzate, ma infondo: noi possiamo permettercelo, perché non ci caga nessuno, tiè, scacco matto società!

-UomoSigla & Diogene Sileno-